Negli anni Sessanta, Settanta e, per metà, anche Ottanta, la laurea permetteva al giovane, e comunque a chi la raggiungeva, di ottenere un buon lavoro, soprattutto a tempo indeterminato. Era quasi sconosciuta la formula del part time. Si veniva collocati, se male andava, almeno in una banca con le appetibili 16 mensilità. In questi ultimi 20 anni tutto è cambiato e oggi l'inasprimento dell'economia ha ribaltato gli equilibri. Quasi più facile trovare una collocazione senza il "pezzo" di carta che indica il titolo di studio. Ma laureati e senza diploma faticano nella stessa misura ad ottenere il posto fisso che dà il via a una vita più serena e che permette la pianificazione, anche, di una famiglia.
Quali difficoltà reali chi cerca un lavoro dignitoso incontra e difficilmente supera quotidianamente?
COMMENTI:
Forse sono un intruso in questo forum, nel senso che non sono né giovanissimo, né laureato. Ho 39 anni. Mi sento privilegiato. Non sono ricco o famoso, ma esercito la professione che ho sognato di fare fin da bambino, in un ambiente lavorativo che mi piace.
Nella mia carriera lavorativa sono stato sia "precario" (a lungo) che "indeterminato". Ho girato diverse aziende, ho avuto a che fare con la maggior parte degli aspetti di tale professione. I vari datori di lavoro, prima d'ingaggiarmi, mi hanno sempre chiesto due sole cose: 1) Sai fare quello che ci serve? 2) Sei disposto a farlo? Mai nessuno mi ha chiesto quale fosse il mio titolo di studio.
Purtroppo da noi diploma e laurea stanno diventando irrilevanti. A parte le professioni in cui essere laureati è un obbligo di legge (ad esempio medico, architetto, avvocato), ciò che conta è saper fare quello di cui le aziende hanno bisogno. Il resto non importa. La colpa principale va cercata nel sistema scolastico e accademico, il primo traditore del popolo italiano dopo la classe politica: è un apparato il cui obiettivo è servire chi ci lavora, non chi lo usa (e paga fior di tasse). Quindi spesso vengono sfornati diplomati e laureati incompetenti, quando non palesemente ignoranti. Oppure, se anche il giovane possiede una solida preparazione (per meriti propri, non certo grazie alla scuola), si rende subito conto di sapere ciò che non serve. E quindi, di non sapere quello che serve. E' come sbattere contro un muro: fa molto male. E manca ancora, per questioni anagrafiche, l'esperienza per evitare errori e trappole varie. Aggiungiamo poi l'esistenza d'infinite aziende infestate da furboni, disonesti, corrotti, raccomandati, lavativi e incapaci vari, e il quadro della desolazione è completo.
Ma... c'è un "ma".
Esistono anche tante persone, qui in Italia, che riescono a raggiungere onestamente i propri obiettivi e realizzare le proprie aspirazioni senza essere fior di geni, o fior di raccomandati, o fior di prostitute. Sono persone normali che "semplicemente" impiegano tutte le energie di cui dispongono verso quel traguardo. Combattono duramente. Corrono rischi. Si mettono ripetutamente in discussione. Prendono tante legnate, a volte umiliazioni. Sopportano tutto il sopportabile. Ma non si arrendono mai. E trasformano le disavventure in esperienza. E diventano ogni giorno più forti, più bravi, più esperti, più smaliziati. E prima o poi ce la fanno. E se ce la fanno in mezzo a tutte quelle difficoltà, significa che sono i migliori.
Certo, c'è un prezzo salato: rinunciare a molto, a volte a tutto. Però molti giovani devono essere chiari con se stessi. Decidere ciò che vogliono fare, o essere. E AGIRE di conseguenza. Lamentarsi a vuoto, come fanno molti, significa solo perdere la partita senza nemmeno aver giocato.
Roberto Speranza - Milano
Sono lauretato in Scienze Politiche, ma nessun mio "curricula" viene mai letto, credo dal momento che di risposte mai una. E' vero che sono uscito dagli anni di studio da pochissimo tempo, ma se non ci convinciamo che tra il richiedente e il datore è necessario creare una sorta di intermediario, sarà difficile trovare impiego. I posti a disposizione sono pochi e rari e vige ancora la "legge del parente e dell'amico", anche se non preparati o addirittura titolati, da far assumere. Grazie.
Matteo di Rho, 23 anni
Senza titolo di studio, mi diceva mio padre quando era adolescente, non si va da nessuna parte. Forse aveva ragione, ma io con la semplice Terza Media ho cominciato piano piano la mia carriera in un'agenzia immobiliare di Saronno e adesso che ho solo 25 anni mi ritrovo a gestire una sua succursale. Non mi vergogno a dire che guadagno un netto (tasse pagate) che sfiora i 3000 euro. Certamente tornerò sui libri, ma adesso so bene di cosa necessita la mia cultura, norme e nozioni di carattere economico. Saluti.
Vincenzo S. di Saronno
Caro Amodei, le difficoltà all'inserimento nel mondo del lavoro sono legate solo ai contratti, a mio modo di vedere le cose. Di richieste ce ne sono, ma le leggi dell'ultimo decennio hanno creato l'alibi agli impenditori. Contratti a termine con promesse di lavoro e bassissimi contributi da versare. Quindi mano d'opera a basso costo. Figuriamoci se nelle aziende oggi hanno l'interesse di formare il giovane lavoratore. Meglio dirgli alla fine dei mesi concordati di impiego che non serve più, almeno scatta il licenziamento e l'assunzione di un'altra persona che costa poco e rende quel che serve. Una volta invece esisteva l'apprendista e i datori di lavoro avevano il grandissimo interesse a far sì che il giovincello imparasse in fretta per diventare una forza attiva capace di far crescere anche l'azienda. Bei tempi quando il sindacato aveva, fatemelo dire, "le palle".
Davide, 36 anni (Milano)
Gentile Roberto Speranza, leggo sopra nel tuo intervento, lucido e piacevole, anche ben scritto, che non bisogna lamentarsi a vuoto. Hai ragione, però quando sei preparato e durante lo stage hai dato il massimo e ottenuto molti riconoscimenti e attestati di stima dai titolari dell'azienda, ma ti vedi mettere da parte, il morale va giù ed allora diventa normale lamentarsi. Se poi al tuo posto assumono il nipote del tuo capo reparto... allora il morale va a terra e il mondo ti crolla addosso.
Franco, 27 anni (Milano)
Sono Cristina, ho 31 anni e abito a Caluso, in provincia di Torino, vicino Ivrea. La scuola dell'obbligo, le superiori e l'Università mi hanno insegnato davvero poco. Lavoro in una grande azienda di informatica e il mio responsabile ha la terza media, ma credetemi, è un genio. Questo spiega tutto, secondo me. Esistono due grandi scuole: la vita e l'esperienza maturata sul campo. Ho letto l'interessante dibattito sopra e consiglio ai giovani di lottare, lottare, lottare e non arrendersi mai nemmeno per un minuto. Un ringraziamento al sito.
Crsitina Cena, 31enne calusiese
Buongiorno a tutti, anche io faccio parte di quel popolo di più o meno giovani che lotta quotidianamente, che stringe i denti, che cerca di farsi spazio nel mondo, non solo del lavoro. La mia attuale professione è fare la mamma di due bimbi troppo piccoli per essere autonomi, ma prima o poi riprenderò le mie cuffie e tornerò ad essere una semplice operatrice telefonica. Ho una laurea in architettura con abilitazione alla professione, nonchè due diplomi, ma da dieci anni rispondo al telefono, non mi sono accontentata, ma ho messo tutto sul piatto della bilancia e ho valutato che la mia famiglia e il mio tempo libero da dedicarle sono più importanti. Buon lavoro.
Francesca
Sono Caterina, ho 40 anni e vivo a Rho. Laurea o non laurea, i miei figli sono senza lavoro. Non hanno studiato molto nella vita, ma non per questo meritano uno di lavorare la sera in un bar e l’altro a consegnare volantini. In questi giorni mi leggerò a fondo i programmi elettorali dei tanti candidati e per la prima volta sceglierò e voterò chi scrive che farà qualcosa contro la disoccupazione femminile. Arrivederci.
Caterina, 40 anni (Rho – MI)
Sono convinto che in questa fase storica dell’Italia esistono solo due lauree davvero in grado di cambiare la vita a chi le consegue: Medicina e Giurisprudenza. Magari ci vuole tanto tempo ad arrivare a conquistare una posizione sicura, ma medici e avvocati alla fine ce la fanno sempre. E poi ci si ammala di tanto in tanto un po’ tutti e qualche guaio da risolvere con un bravo legale capita nella vita almeno una o due volte.
Marco Milano (Torino)
Il sindacato negli ultimi tempi si è indebolito al punto da non contare quasi più niente. Infatti i vari segretari che si susseguono alla guida delle varie confederazioni, passano poi alla politica e questa la dice lunga. Non sono più nati uomini come Luciano Lama. L’altra sera ho visto a Porta a Porta ospiti di Bruno Vespa, Casini e Bertinotti e non mi è dispiaciuto sentirli parlare per almeno un’ora di fila di occupazione e lavoro. Dicono cose diverse, ma la sostanza è simile. Reputo positivo che tra le priorità nel loro programma ci sia il posto fisso del giovane. Io cerco un lavoro da due anni e la cosa è deprimente.
Roberto P., 22 anni (Milano)
Per arrivare alla laurea un giovane studia in media 15 anni. Aggiungiamo a questi 2 o 3 anni di specializzazione e stage vari, e siamo a 18 anni di preparazione. Poi altri 2 o 3 anni per trovare un primo lavoro, e siamo a circa 20 anni di cammino. Poi, finalmente dopo un altro paio di anni, quindi a circa 32, 35 anni di vita, un lavoro fisso serio. Metà della vita spesa per studiare e l’altra metà con grande fatica e sacrificio per poi prendere la pensione quando si è già vecchi e molto stanchi. Ed anche se non si studia fino alla laurea, la strada è in salita, tra apprendistato e lavori saltuari, fino ai 30 anni impieghi seri non ne saltano mai fuori. L’intero sistema lavorativo è fallimentare e quindi da rifondare.
Arturo Zecca, 42 anni (provincia di Brescia)
Arrossisco di fronte alle scelte di certe aziende e anche di apparati statali, dove giovani laureati non sanno neppure, come diciamo dalle nostre parti, “che ora è”. Ma dov’è finita la scuola professionale che insegna i mestieri? Le fabbriche devono rivolgersi a questi istituti e farsi consigliare i bravi giovani e non assumere i parenti di questo o di quell’amico. Male, andiamo proprio male.
Damiano C., ho 61 anni
Il lavoro deve dettare i tempi alle Università. E per lavoro intendo la classe imprenditoriale. Ma negli atenei hanno mai invitato gli industriali veri, specie del nord est, per chiedere se le sfornate di laureati sono valide e utili alla società? Propongo un tavolo di discussione permanente tra classe politica, industriali e rettori universitari. Il loro confronto è indispensabile per sbloccare il mondo del lavoro e per creare meritocrazia. Grazie.
Beppe Fasulo, 38 anni
Vi cordate quando l'Ufficio di Collocamento era al centro dei pensieri di chi cercava lavoro? Avevi dei punti, eri in una graduatoria e quando là ti davano un lavoro, quasi sempre era a tempo pieno. Oggi, laureati, diplomati, analfabeti, tutti in fila negli uffici di lavoro interinale per un impiego di 1 mese a 500 euro al mese. Così è la vita... cari amici.
Franco Bassi di Legnano
Ho in mente di andare all'estero, ho una laurea che conta nella società, ma non in quella italiana. Neppure noi architetti abbiamo più spazio per lavorare. Finisci in uno studio triste triste a guadagnare 1000 euro e a far ingrassare il numero uno, che di lasciarti spazio e di far sfogare la tua creatività non ci pensa nenache un po'. Tenterò la fortuna in un paese del nord Europa. Conosco le lingue.
Roberta V. di Bollate, 29 anni (Milano)
Questa, Torino, è la città delle fabbriche. Pochi laureati probabilmente, ma alla fine la stategia delle "tute blu" funziona. Mio marito lavora da quasi 30 anni in fabbrica e oggi con i suoi 1600 euro al mese viviamo con dignità. Lo studio è importante, ma pochi poi ti assumono.
Mariella Congolato, Torino
Sono al settimo cielo; lunedì inizio a lavorare a tempo pieno in un’azienda di Milano che si occupa di abbigliamento. Sarò impegnata nell’ufficio gestione vendite e solo il pensiero di uscire dalla “melma” della disoccupazione mi dà vigore e forza, Non sono laureata, ma nel mio curriculum ho spiegato quanta gavetta ho fatto negli ultimi 10 anni, lavorando senza interruzione e svolgendo le mansioni anche più umili. La mia costanza e la mia grande forza spirituale mi hanno fatto resistere e ora rialzo la testa.
Valentina C., 28 anni di Alessandria
Leggere che qualcuno ce la fa e leggere che altri lottando e inseguendo il loro sogno alla fine lo ottengono, mi deprime ancora di più. Io ho il diploma di ragioneria, ma cerco invano una collocazione. Al mattino non ho più voglia di bussare alle porte di uffici e ditte e in questi ultimi tempi mi sono fermato. All’inizio di questo Forum il signor, o forse dottor Roberto Speranza fa un vero e proprio “Trattato” su come arrivare alla propria realizzazione. Ho deciso di provare a seguirlo come se fosse la mia dieta e se ne avrò bisogno chiederò a questo sito di mettermi in contatto con lui. Grazie della comprensione.
Felice D., 33 anni (Paderno Dugnano/Milano)
Solo due parole, ma non so se il direttore Amodei me le pubblicherà: fino a quando i politici ruberanno e cambieranno le leggi per far star bene figli, mogli, amanti e parenti, non ci sarà spazio per il popolo, utile solo ad essere munto con tasse e tariffe sempre in rialzo. Viva la Spagna, loro sì che dalle Olimpiadi in poi, eravamo nel 1992, hanno saputo rialzarsi da una dittatura e costruire un paese giovane, che ama se stesso e che sta travolgendo le tradizioni latine che ragionano troppo con la Bibbia in mano. Olè!
Martino Bene (Novara)